Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Onomastica dell'antica Roma

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Le epigrafi delle iscrizioni lapidarie trovate nella necropoli di Porto ci permettono di conoscere l’onomastica dell'antica Roma. Il cognome Prepusa ha scarse testimonianze a Ostia, Atimetus è invece maggiormente diffuso.

Clodia L. lib(erta) Prepusa fecit sibi et L. Clodio Atimeto coniugi b(ene) m(erenti) et libert(is), libertab(us) – posterisq(ue) eorum; h(oc) m(onumentum) h(eredem) f(iduciarium) ex(terum) non s(equetur); in front(e) p(edes) XX, in agro p(edes) XXX.

 

sarcofago tomba86 tombe 86
                Sarcofago presso gli scavi di Ostia Antica              Tomba n° 86 - Necropoli di Porto - Epigrafe
tombe 86 2 tombe 86 3
                       Epigrafe - Necropoli di Porto                       Lastra funeraria - Depositi Ostiensi

 

Nella lastra funeraria sita nei depositi Ostiensi vi è la stessa iscrizione trovata nell'epigrafe posta sulla facciata dellla Tomba n°86 nella Necropoli di Porto.

All’interno dello specchio rettangolare (18,7 x 49), è posta una composizione a rilievo (identico alla facciata del sarcofago presso Ostia Antica) il cui centro è costituito dalla testa di Oceano, caratterizzata dai grandi occhi dalle palpebre fortemente segnate a listello, bocca serrata, lunghi baffi spioventi e barba fluente che si unisce in basso con le onde che delimitano la scena.

I capelli bipartiti sulla fronte corrugata ed arricchiti al centro da una ciocca rialzata stilizzata a fiamma, ricadono in pesanti ciocche ondulate. Ai lati, in alto, spiccano due chele di granchio.

Verso la maschera convergono, una per parte, due Nereidi sedute su ippocampo; quella di sinistra, seminuda, è volta verso destra, mentre il cavallo marino ha la testa girata all’indietro e posata sulla destra alzata della divinità.

La seconda Nereide, con la testa a sinistra, è nuda e con veste rigonfia sollevata dietro la schiena e rappresenta nel medesimo atteggiamento dell’altra rispetto all’ippocampo retrospiciente su cui siede. Nella composizione, databile al 150 d. C.2, si registra un uso del trapano assai parco rispetto al quasi esclusivo uso del cesello. Il rilievo, che s’inserisce all’interno di un limitato numero di esempi di simile soggetto, è un centone di una più ampia scena di thìasos marino già noto da un sarcofago ostiense opera di un’officina locale, attiva nel II secolo d. C., che ha prodotto alcuni sarcofagi e la lastra sepolcrale ri-adoperata capovolta come sedile della forica posta dietro il tempio di Roma ed Augusto.

L’iscrizione con identico testo, sebbene con disposizione diversa delle parole nello stesso numero di righe ed una differenza nell’ultima di esse nella misura del lato (XXXX piedi contro XXX) è affissa sopra la porta del recinto della tomba 86 nella Necropoli del Porto all’Isola Sacra.  

 

 

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Maggio 2014 16:55

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