Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Le strade romane

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La messa in opera di pavimenti, consistente essenzialmente in quattro strati: statumen, rudus, nucleus, e pavimentum.

La sezione pavimentale aveva il seguente aspetto:

pavimentum - strato superiore di calpestio, consistente in lastre o pietrame di piccole dimensioni, allettato accuratamente con l’uso di livella e righello, ed eventualmente levigato. nucleus - strato alto sei dita composto di ghiaia ben compattata e malta nella proporzione di 3:1

rudus - strato ben battuto con battipali di legno sino ad avere un’altezza non inferiore a ¾ di piede, di pietrisco misto a malta nella proporzione di 3:1 se il materiale è nuovo, se invece il materiale è già utilizzato in precedenza nella proporzione di 5:2.

statumen - letto di pietre grandi almeno da riempire il pugno della mano. Prima di porre questi quattro strati, Vitruvio consiglia di controllare la solidità del terreno, e nel caso che non fosse resistente, di batterlo e livellarlo e descrive a lungo i legni da usare come regoli per l’erezione di muri in cemento.

Prima di tutto si provvedeva a tracciare i margini della strada con dei solchi, e quindi si effettuava lo scavo della sede. Questo era poi riempito con del materiale in modo da sostenerne i lati e da preparare una solida base per il fondo stradale. I margini venivano delimitati dagli umbones, blocchi di pietra messi di taglio, posti tra i gomphis che si trovavano a distanze regolari uno dall’altro, e che avevano probabilmente la funzione di rendere più agevole la salita a cavallo.

Scavi archeologici su più tratti delle maggiori arterie della viabilità romana, come la via Flaminia, testimoniano che in realtà le tecniche utilizzate per la loro realizzazione erano varie, dettate spesso dalle esigenze relative all’orografia dei territori attraverso i quali passavano. Si può desumere da scavi archeologici condotti in Umbria che, specialmente durante la Repubblica, prima delle grandi ristrutturazioni imperiali, gran parte della viabilità era di fatto glareata (inghiaiata).

La classica basolata sembrerebbe invece occorrere in prossimità e dentro i centri urbani con tecniche vincolate, come si è detto, dall’andamento del terreno e spesso dalla reperibilità dei materiali e pertanto molto varie, anche lungo la stessa strada, sia per la preparazione o le fondazioni, che per la superficie basolata stessa.

Il basolato della Flaminia è tuttora visibile in numerosi segmenti fuori Roma e all’interno di alcuni insediamenti, tra i quali Ocriculum e Carsulae, sorti lungo il tragitto che attraversa l’Umbria. Questa tipologia era probabilmente dovuta alla richiesta estetica oltre che alle necessità dei trasporti e di contenimento del polverume prodotto da un traffico più o meno consistente.È il caso di menzionare l’esistenza di tipologie particolari di costruzione utilizzate per il fondo stradale quando il tracciato doveva passare attraverso territori che presentavano delle difficoltà sostanziali per le tecniche descritte, quali ad esempio le valli paludose.

La gran parte delle sedi stradali di epoca romana hanno qualche forma di canalizzazione dell’acqua piovana verso i lati dove si trovavano solitamente delle canalette di scolo. Percorrendo le viae publicae si incontravano regolarmente i miliari che, utilizzati a partire dal dal III sec a.C., davano, in origine, il numero di miglia romane percorse dal luogo nel Foro Romano dove Augusto pose il miliarium aureum nel 20 a.C., e in seguito la distanza da o per diverse località e a volte anche altre informazioni, tra le quali i nomi di coloro che furono coinvolti nella costruzione o nel restauro delle strade. Chevallier ci ricorda che Cesare fece percorrere parecchia strada in più ai suoi soldati per evitare i boschi dove avrebbero rischiato di ritrovarsi in un’imboscata. Eppure, in diversi bassorilievi raffiguranti viaggiatori sono presenti delle piante sullo sfondo. Alberature limitrofe alle strade avrebbero avuto l’utile funzione di offrire riparo dal sole, dal vento e, limitatamente, dalla pioggia. È quindi probabile che in tempi di pace, se non appositamente piantate, venissero lasciate crescere delle alberature lungo le strade.

Ultima modifica il Lunedì, 27 Luglio 2015 12:32

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