Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

i Suburrarii

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Nel 1958, durante gli scavi del porto romano di Fiumicino, a nord del Monte Arena, è segnalato il ritrovamento di un’iscrizione del 210 d.C. contenente un’ordinanza del praefectus annonae Messius Extricatus, relativa alla corporazione dei Saburrarii incaricati del prelevamento della zavorra, ossia della sabbia necessaria alla stabilità della nave. L’iscrizione non fu rinvenuta in situ, ma riutilizzata come parte di una tomba. Nella stessa zona è segnalato anche il ritrovamento di basoli (Arnoldus-Huyzendveld A., Rinaldi M. L. 2001).

Il termine greco utilizzato per designare la zavorra è herma il cui equivalente latino è su suburra. Da quest’ultimo deriva il termine di suburrarius.

Questi suburrarii, formavano a Ostia e a Portus una corporazione professionale specializzata nello zavorramento delle navi.

Un’iscrizione scoperta a Porto ci dimostra che essi arrivavano anche a zavorrare le navi con la sabbia; sappiamo, in effetti, che dall’inizio del III secolo d.C. lo zavorramento era sotto il controllo del prefetto annonario, alto funzionario incaricato di controllare il rifornimento di Roma, in quale a questo titolo supervisionava l’amministrazione del porto e stabiliva le zone in cui i suburrarii potevano andare a rifornirsi di sabbia per il loro lavoro.

Questa zavorra doveva essere ammassata sul fondo della stiva per impedire di spostarsi, altrimenti avrebbe rischiato di far rovesciare la nave o di spezzare le sue murate; questo era uno dei compiti principali della corporazione ma non sappiamo alcunché circa il suo modus operandi.

Dobbiamo tuttavia fare una distinzione tra lo stivaggio sul ponte e quello della stiva; i resti dell’epoca greco-romana raramente ci mostrano dei carichi sul ponte, poiché questo era in linea di principio riservato ai passeggeri e all’equipaggio.

Tuttavia le poche rappresentazioni di cui disponiamo, come anche il topos retorico della nave che affonda nel mare calmo perché carica oltre misura, ci confermano questa pratica. Del resto alcune delle merci trasportate, difficilmente potevano trovare posto nella stiva; era questo il caso, per esempio delle colonne monolitiche.

O.Testaguzza, Portus. Illustrazioni dei Porti di Claudio e Traiano e della citta di Porto a Fiumicino, Roma 1970, pag.76

Ultima modifica il Venerdì, 17 Marzo 2017 19:25

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