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Maniaco arrestato a Fiumicino

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Sabato 20 novembre 1971 - La Stampa

Maniaco arrestato a Fiumicino - Adescava i bambini su un peschereccio

L'uomo (47 anni) attirava i ragazzini all'uscita di una scuola con dolci e danaro, poi li portava sul barcone, in disarmo alla foce del Tevere. 

Un uomo di 47 armi, che adescava i bambini della scuola elementare di Fiumicino, è stato arrestato dalla polizia sotto l'accusa di “atti di libidine”. Si tratta di Silverio D’Urso, originario dell'isola di Ponza. Si era organizzato un rifugio segreto, per i convegni con i bambini, a bordo di un motopeschereccio in disarmo, arenato alla foce del Tevere, tra i canneti. Le indagini della polizia erano cominciate dopo che uno psichiatra incaricato di studiare “lo strano comportamento” di alcuni bambini della terza elementare della “Giovan Battista Grassi”, aveva concluso che a Fiumicino dovevano esserci “corruttori di minori” che operavano nelle scuole.

La Procura della Repubblica aveva incaricato la polizia di pedinare alcuni bambini e gli agenti erano cosi arrivati fino al nascondiglio del bruto. Lo hanno sorpreso mentre stava cucinando dolci e creme per una festicciola. Nel barcone, oltre a cioccolatini, sigarette, caramelle, marmellate, sono state trovate monete da 10 e da 50 lire, avvolte in rotoli sul quali erano scritti i nomi dei destinatari: Luigino, Angelo, Felice.

Il maniaco, tutto profumato, indossava il suo abito migliore, in attesa degli ospiti. Secondo quanto ha accertato la polizia, il D’Urso sarebbe responsabile solo di atti di libidine “violenta” (in quanto esercitava davanti a minori), non di violenza carnale. Negli ultimi due mesi, il maniaco aveva adescato una dozzina di scolari delle elementari. Il D'Urso si guadagnava la vita e i mezzi necessari per attirare i bambini, rifornendo di anguille alcuni ristoranti della zona. Nonostante l'arresto del bruto, a Fiumicino le famiglie non sono tranquille. Molti sospettano che altri maniaci vadano a cercare le loro “vittime” nelle scuole. Nelle ultime settimane, gli insegnanti della “Giovan Battista Grassi” sono rimasti sconcertati dal linguaggio usato da alcuni allievi. 

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