Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Il territorio portuense e l’Isola Sacra

La zona portuale era collegata a Roma dalla via Portuense che fu costruita a partire dalla fine del I secolo d.C.

Il suo percorso coincideva in parte con quello di un asse viario più antico costituito dalla via Campana che, costeggiando i meandri del fiume, collegava Roma con le saline a nord della foce del Tevere (Campi Salinarum Romanorum, da cui la strada derivò il suo nome).

In particolare, la via Portuense usciva da Roma attraverso la Porta Portuensis e dopo circa un miglio deviava a destra, separandosi dall’antico tracciato della via Campana. Quindi, superando il corso del fiume Galeria, attraverso un ponte situato presso la località che ne tramanda l’esistenza (Ponte Galeria), la strada continuava con un andamento rettilineo e poco prima dell’attuale km 17,500, dove è stato rinvenuto un tratto di strada con muri di contenimento, piegava verso il Tevere e si ricongiungeva alla via dell’alaggio. Un tratto della via Portuense prossimo al fiume è stato trovato all’altezza del km. 19,700.

Tratto-di-Via-Campana

 

Di qui, la via Portuense continuava a seguire il corso del fiume per poi distaccarsene all’altezza della necropoli individuata in località Stalla Buoi e dirigersi verso Porto, separandosi dalla via dell’alaggio che proseguiva verso la foce.

In prossimità della via Portuense, e in relazione con essa, sono documentate, nell’area di studio, numerose presenze archeologiche di epoca romana, tra cui sepolcreti impianti rustici, piccoli insediamenti e due fornaci. Lungo la via si trovano infine i resti dell’acquedotto che serviva la zona portuale, con una prima fase in epoca claudio-neroniana seguita da una in epoca traianea, in concomitanza con i lavori per il nuovo porto.

La struttura è in opera mista di reticolato e laterizio, è larga m 1,80 e si conserva per un’altezza massima di m 0,50; s’imposta su una fondazione continua a sacco in conglomerato cementizio di tufo e pietra ampia m 2,00 per una profondità di m 1,80 circa. È stata riscontrata la presenza di arcate.

Lungo il suo percorso sono state identificate alcune cisterne. Una prima a Ponte Galeria, Centro Commerciale "Autoporto", che doveva essere in relazione con la prima fase edilizia dell’acquedotto, distante mt.16 verso nord. La pianta è rettangolare (m 8,20X5,50) con muri perimetrali a cortina in opera reticolata con ammorsature in tufelli, conservati per un’altezza di m 1,15.

All’esterno del muro nord-est è stato rinvenuto un tratto di fistula plumbea con due iscrizioni mutile in cui si menziona un procurator di Nerone. Le altre sono state messe in luce presso la via Portuense al km 19,700 circa. A sud del complesso portuale si sviluppa l’Isola Sacra, un’isola artificiale situata alla foce del Tevere che ha restituito numerose e rilevanti testimonianze archeologiche di epoca romana.

Porto era collegata in epoca romana da una via lungo la quale, nel settore più vicino a Porto, si addensarono ben presto le tombe degli abitanti di questa città, formanti la notissima necropoli. Tra le numerose presenze archeologiche nella zona dell’Isola Sacra bisogna ricordare la basilica di S. Ippolito, situato tra il fabbricato dell’ex O.N.C. - Azienda Isola Sacra e il campanile romanico che costituì, per secoli, il solo indizio della sua presenza, prima degli scavi promossi dall’Istituto di Archeologia Cristiana dell’Università “la Sapienza” di Roma a partire dal 1970. Gli scavi hanno dimostrato che prima dell’impianto della basilica la zona era intensamente urbanizzata: a nord della chiesa, ambienti d’incerta funzione, in cui è utilizzata l’opera reticolata, si spingevano fino alla Fossa Traiana accanto al ponte di Matidia sotto alla basilica sono stati visti ambienti termali; sotto l’attuale “casera” circolare c’è un’altra struttura termale di forma rotonda.

A quest’occupazione, seguì una fase di necropoli (forse l’estrema propaggine nord della necropoli dell’Isola Sacra, quindi s’impiantò il santuario cristiano, con un primo edificio absidato (non sappiamo se già dedicato a Ippolito o ad altri martiri) e, in seguito, con la basilica di fine IV secolo d.C., orientata come il luogo di culto precedente, ma più grande e a un livello più alto.

La prima testimonianza del culto di Ippolito risale al IV secolo d.C.: si tratta di un’iscrizione rinvenuta durante gli scavi della chiesa nella quale un vescovo Eraclida è citato per aver costruito una basilica al martire Ippolito. La basilica, divenuta la cattedrale di Porto, fu bruciata dai Vandali nel 455 d.C.; fu ricostruita sotto il papa Leone III (795-816 d.C.); una successiva fase edilizia è successiva al IX secolo d.C.; il campanile è del XII secolo e nel 1755 vi si addossò il casale.

Già nel Quattrocento la basilica era in rovina e non fu ricostruita. A nord dell’area portuale si delinea una zona che in epoca romana era occupata da insediamenti, che si andarono a disporre lungo una serie di assi viari, il cui percorso ad oggi è solo ipotizzato in mancanza di riscontri archeologici.

Una strada doveva correre in prossimità della linea di costa, a essa parallela mentre più internamente correva un’altra via, sempre parallela alla costa.

Lungo la prima è segnalata la presenza di tre ville di un complesso termale e più distanti due aree di frammenti fittili e una necropoli.

Lungo la strada più interna a oggi sono segnalate solo aree di frammenti fittili immediatamente più verso il mare si trova l’insediamento agricolo di epoca romana in località Olivetello, ed un’altra area di frammenti fittili, con relative tombe di epoca romana. Un’ulteriore asse stradale doveva collegare Malagrotta con l’abitato di Fregene, per ora solo ipoteticamente localizzato.

In località Casale Primavera, infatti, la documentazione fornita dall’Archivio della Soprintendenza Archeologica di Ostia e dalla Carta dell’Agro, indicano la presenza di un’area di frammenti fittili. Secondo gli editori di quest’ultima, in quest’area potrebbe localizzarsi l’abitato dell’antica Fregenae, colonia romana del 246 a.C.

Nello studio di G.M. De Rossi, P. G. Di Domenico e L. Quilici, invece, il sito dell’abitato è stato identificato più ad ovest, presso la Torre di Maccarese sia per mezzo degli antichi Itinerari sia per i rinvenimenti archeologici. In particolare l’Itinerarium Antonini pone Fregene a nove miglia di distanza da Porto e da Alsium, sulla strada litoranaea Porto-Centumcellae; la Tabula Peutingeriana indica dopo porto solo la cifra VIII senza precisare il nome della stazione (si potrebbe integrare con il nome di Fregenae) e poi cita Alsium, senza cifra. In base a tali distanze antiche il sito può comunque collocato alla foce dell’Arrone.

Di recente le indagini geo-archeologiche connesse con interventi all’interno dell’Aereoporto hanno portato alla luce significative testimonianze di epoca romana, consistenti perlopiù in sistemi idraulici legati all’uso delle saline, che già da tempi remoti occupavano la zona. Si tratta in particolare di canalizzazioni e fosse di captazione dell’acqua. Sono state inoltre riscontrate tracce di frequentazione, sempre di epoca romana, perlopiù consistenti nella sistemazione e consolidamento della superficie per rendere accessibile la riva della “grande laguna” o comunque più genericamente definibili come piani di calpestio non meglio definibili.

Nel 1998-1999, in località Pianabella, durante lo scavo di trincee presso il parcheggio Lunga Sosta, luogo dell’attuale Caserma della Guardia di Finanza, furono individuate alcune strutture di epoca romana con noria. Nell’area Impianto essiccazione fanghi nelle indagini del 2001 è stata rinvenuta, oltre ad una discreta quantità di materiali ceramici – quali soprattutto frammenti di anfora, ceramica comune e da cucina, pochi esemplari di sigillata e una lucerna, databili fra la metà circa del I secolo d.C. e gli inizi del IV secolo d.C. (non fluitati e quindi non trasportati dal fiume e quindi riconducibili all’insediamento di Porto) – una sepoltura in terra con almeno tre individui (tre crani e alcuni ossi lunghi), non indagata, attribuita a un momento non meglio precisabile precedente la metà circa del I secolo d.C. Altre otto tombe di epoca romana e tardo-antica sono state recentemente scavate in località Pianabella, nel corso dei lavori per l’interramento dei cavi dell’alta tensione (Elettrodotto). Sono tutte sepolture in anfora, tranne la tomba 1, a cappuccina in fossa semplice, e la tomba 7, a fossa in piena terra, databili in base ai materiali rinvenuti ad un periodo compreso fra il II ed il IV secolo d.C.

L’area è contigua a quella in cui la Carta dell’Agro segnala la presenza di una necropoli di epoca romana La presenza di un altro «gruppo di tombe» di epoca romana è genericamente segnalata sempre dalla Carta dell’Agro subito ad ovest dell’area Nuovo Molo C, ulteriore prova, di una linea di costa in epoca romana, a nord del bacino, molto più avanzata verso ovest, rispetto alle vecchie ricostruzioni della Carta dell’Agro, del Testaguzza (1970) e del Giuliani (1992).

In questo contesto assume un particolare significato anche il rinvenimento nel 1958, a nord del Monte Arena, di un’iscrizione del 210 d.C. contenente un’ordinanza del praefectus annonae Messius Extricatus, relativa alla corporazione dei Saburrarii incaricati del prelevamento della zavorra, ossia della sabbia necessaria alla stabilità della nave. L’iscrizione non fu rinvenuta in situ, ma riutilizzata come parte di una tomba, che doveva verosimilmente collocarsi proprio al limite della duna olocenica.

Questi dati ben s’inseriscono nell’ambito dei risultati delle recenti ricerche condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Ostia in tutto questo territorio che ha permesso di evidenziare nel territorio percorso dalla via Campana e dalla via Portuensis strutture commerciali e produttive collegate al deposito e allo smistamento del sale, con diverse fasi cronologiche che comprendono l'epoca medio repubblicana, l'età imperiale e, in alcuni casi, anche l'epoca tardo-antica.

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