Personaggi Storici

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

Marco Ulpio Nerva Traiano (latino: Marcus Ulpius Nerva Traianus; Italica, 18 settembre 53 – Selinus in Cilicia, 8 agosto 117) è stato un imperatore romano dal 98 al 117. Sotto il suo comando supremo l'Impero raggiunse la sua massima estensione territoriale. Il suo titolo completo era IMPERATOR • CAESAR • DIVI • NERVAE • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS • MAXIMVS. 

Dal I sec.D.C. a Roma la professione di politico non era più un’esclusiva per chi era nato in Italia perché ormai l’Impero forniva quest’opportunità a tutti.   

Nel ’98 il Generale Traiano divenne il primo Imperatore non originario della penisola, nato in Italica nell’attuale Spagna, la sua esperienza come Generale e governatore della Germania superiore indusse l’Imperatore Nerva a nominarlo proprio successore. Traiano dimostrò ben pre sto la sua abilità come Imperatore, era un militare molto determinato, interessato alla politica estera e alla conquista di altre terre. Era anche un filantropo, e quindi per aiutare i più poveri varò un programma d’assistenza che si protrasse per più di due secoli, favorì gli agricoltori con prestiti a basso interesse, e per questo fu talmente apprezzato da conquistarsi il titolo di “Optimus Princes” cioè Principe Eccellente. I romani ebbero molta stima anche per la moglie di Traiano, Pompea Plòtina nata fuori d’Italia, in Gallia, a lei interessavano poco il fasto e lo sfoggio, si occupava principalmente di problemi sociali. L’Imperatore ebbe il merito di prodigarsi per romanizzare i territori conquistati attraverso l’arte, l’architettura e le opere d’ingegneria, a loro volta le province fornivano a Roma cibi esotici e merci che potevano essere acquistate nei mercati, fra questi i Mercati Traianei. Traiano rese possibile l’importazione e l’esportazione delle merci ampliando la fitta rete viaria romana, nel IV secolo d.C. circa 85,000 km di strade attraversavano l’Impero, un fitto intreccio di arterie che si diramavano dalla Capitale e che costituivano un collegamento fra Roma e le Provincie.

Attorno al 100 d.C., tutte le strade portavano a Roma, grazie a questa rete viaria, le informazioni potevano raggiungere dalla Capitale ogni angolo dell’Impero. Traiano era un Imperatore la qui lealtà fu riconosciuta non solo dai cittadini ma anche dai suoi successori. Nel 117 Traiano morì per un colpo apoplettico, non aveva figli e non aveva nominato il suo successore, presumibilmente Pompea preparò falsi documenti dai quali risultava che Adriano, cugino minore di Traiano, era stato legalmente adottato e designato erede al trono. Traiano e Pompea ne erano stati tutori fin da quando Adriano, all’età di dieci anni aveva perso il padre. 


Imperatore Claudio Nato col nome di Tiberio Claudio Druso e figlio Druso, era considerato dai suoi contemporanei come un candidato improbabile al ruolo di imperatore, soprattutto in considerazione di una qualche infermità da cui era affetto, tanto che la sua famiglia lo tenne lontano dalla vita pubblica fino all'età di quarantasette anni, quando tenne il consolato assieme al nipote Caligola. Fu probabilmente questa infermità e la scarsa considerazione politica di cui godeva che gli permisero di sopravvivere alle purghe che colpirono molti esponenti della nobiltà romana durante i regni di Tiberio e Caligola: alla morte di quest'ultimo, Claudio divenne imperatore proprio perché unico maschio adulto della Dinastia Giulio - Claudia. Claudio avrebbe sorpreso tutti, l’Imperatore si alzava all’alba per iniziare il suo lavoro, fece approvare leggi che proteggevano schiavi malati, aumentò i privilegi delle donne, fu attraverso queste gesta che egli s’ingraziò il popolo, a queste sorprendenti imprese ne seguirono d’immemorabili. Nonostante la mancanza di esperienza politica, Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, questo il nome adottato dopo l'acclamazione a imperatore, dimostrò notevoli qualità: fu un abile amministratore, un grande patrono dell'edilizia pubblica, espansionista in politica estera (sotto il suo comando si ebbe la Conquista della Britannia e un instancabile legislatore, che presiedeva personalmente i tribunali e che giunse a promulgare venti editti in un giorno. Tuttavia, la sua posizione era resa poco sicura dall'opposizione della nobiltà, cosa che condusse Claudio a mettere a morte molti.

Claudio dovette anche sopportare molte disgrazie nella vita privata: una di queste potrebbe essere stata all'origine del suo assassinio.

Agli occhi di molti il punto debole di Claudio era Messalina. L’Imperatore la adorava ma lei non lo ricambiava con la stessa devozione. Sebbene il suo potere, Claudio era un uomo fragile, la sua vita era stata segnata da complotti e tradimenti, molti membri della sua famiglia erano stati uccisi da nemici politici e Claudio stesso, aveva dovuto assistere all’uccisione della moglie infedele. Nel 49 d.C., Claudio era in cerca di una nuova moglie, la società romana si mobilitò, la concorrenza era forte, molte famiglie erano pronte a tutto pur di imparentarsi con l’Imperatore, mentre queste tramavano Claudio esitava e la tensione cresceva, infine Claudio prese una decisione che sbalordì Roma. L’Imperatore si sposò con sua nipote, una donna di grande determinazione ma dal carattere discutibile, Agrippina. Ignorò l’ideale romano di virtù femminile, s’impadronì del potere e lo usò con orgoglio, annientò i suoi nemici, uccise l’Imperatore Claudio.


Matidia, nipote di Traiano Nipote di Traiano e suocera di Adriano, è stata la nonna della moglie di Antonino Pio (il successore di Adriano), la trisavola della moglie di Marco Aurelio e la madre di sua nonna. Salonia Matidia era nata nel 68 d.C.: era la figlia unica di Ulpia Marciana, la sorella del futuro imperatore Traiano, e del pretore Gaius Salonius Matidius Patruinus. Morì nel 119, a 57 anni, molti per una romana. Tra l’81 e l’82, Matidia sposò Lucius Vibius Sabinus, un senatore che morì tra l’83 e l’84, poco dopo la nascita di una bambina, Vibia Sabina. Matidia era, come spesso accadeva, madre e vedova a 16 anni.

Si sarebbe poi sposata altre due volte e avrebbe avuto altre tre figlie, tra le quali, appunto la nonna di Marco Aurelio, Rupilia Faustina.

Anche gli altri due mariti sarebbero morti presto.
Il suo primo capolavoro fu il matrimonio di Vibia Sabina con Adriano, verso il 100 dopo Cristo: lui aveva 28 anni, ed era un lontano parente (la famiglia era di origine iberica). Fino ad allora era stato soprattutto un giovanotto dotato per le lettere ma troppo incline al gioco, ai divertimenti e ai giovanetti, “vizietto” che condivideva con Traiano. Sabina, secondo molte fonti, aveva 12 anni. E l’avrebbe odiato per tutta la vita.

Gli storici antichi sostennero che Traiano fosse contrario sia al matrimonio sia alla scelta di Adriano come suo successore (non aveva avuto figli). Plotina, sua moglie, era invece a favore.

Probabilmente Traiano gli avrebbe preferito il giurista Nerazio Prisco. Le due donne, moglie e nipote, si imposero. Che cosa esattamente accadde al momento della morte di Traiano, nel 117, non è chiaro: l’Historia Augusta, una raccolta di biografie imperiali, dice che Plotina fece imitare la voce di Traiano da un presente.

Lo storico Cassio Dione afferma che la notizia della morte fu tenuta segreta per giorni e che l’adozione di Adriano fu annunciata al Senato romano con una falsa lettera di Traiano, scritta dalla stessa Plotina. A creare la falsa lettera di successione, assieme a Matidia e Plotina, era stato il prefetto al pretorio Publio Acilio Attiano, ex tutore di Adriano, che fu messo presto a tacere. Certo è che l’imperatore doveva tutto alle due donne. E non si rivelò un ingrato. Matidia poté assistere alla sua opera soltanto per due anni: dal 117 alla sua morte, nel 119. Adriano tenne una commossa orazione funebre, piena di elogi per le qualità delle suocera.

E le fece subito costruire un tempio a Roma. Nel recitare la laudatio funebris, il giorno del suo funerale (il 23 dicembre 119), Adriano parlò di una suocera “amatissima”, moglie “carissima”, “castissima” sia pure di “summa pulchritudo” (di grande bellezza), madre “indulgentissima” (del presunto “caratteraccio” di Sabina si spettegola da sempre), cognata “piissima”, che non fu mai di peso e molestia a nessuno (“nulli gravis, nemini tristis”). Ricordò che aveva sopportato con pazienza la lunga vedovanza anche dall’ultimo marito. Dell’elogio è rimasto un lungo brano inciso su pietra: forse era esposto nel foro di Tivoli. A parte gli spettacolari giochi gladiatori, Adriano ordinò che dopo la morte della suocera, già nominata Augusta dallo zio Traiano nel 107, fossero distribuite al popolo.

Salonia Matidia ha avuto un ruolo cruciale. Per eredità, per matrimoni, per le sue stesse azioni. Ma anche perché era ricchissima e seppe utilizzare i suoi soldi per numerose opere pubbliche. Quanto fosse importante lo si vide già quando, nel 117, fu attribuito a lei l’onore di deporre le ceneri di Traiano ai piedi della colonna che porta il suo nome, a Roma. Proclamata Diva, ovvero divinizzata, dal genero Adriano dopo la morte, raccolse riti e tributi ovunque poiché le sue statue erano sparse in tutto l’Impero.

Fonte dal sito autrice Valeria Palumbo sul sito http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php 


Plotina, moglie di Traiano Plotina fece il suo ingresso nella storia il giorno in cui, a fianco del marito, entrò nel palazzo imperiale. Ce la descrive Cassio Dione. La possiamo quasi vedere mentre diritta e composta sale i gradini davanti alla porta di quella che da allora in poi fu la sua dimora.

Prima però di varcare la soglia, si fermò, si voltò e, guardando negli occhi quelli che adesso erano i loro sudditi, disse calmamente una sola breve bellissima frase: "Io entro in questo palazzo come la donna che voglio ancora essere quando lo lascerò." Valeva più di un lungo discorso. In quella frase c’era tutta lei: tutta la donna che fu imperatrice dalla fine del 97 all’8 Agosto del 117 d.C . Plotina nacque da L. Pompeo ed era una donna colta, intelligente, ma allo stesso tempo modesta. Nel suo ritratto, una semplice testa scolpita in marmo ed oggi conservata nei musei capitolini, vediamo una donna dal viso leggermente allungato, carattere che viene ulteriormente accentuato da una pettinatura alta e stretta. Il viso di Plotina è velato di tristezza.

Il capo leggermente inclinato verso destra, le labbra i cui angoli sono lievemente piegati verso il basso e, soprattutto; le due profonde rughe verticali che partono dalla base del naso, le danno un’aria mesta e meditabonda. Plotina venne sposata a Traiano, giovane militare di belle speranze, che ella seguì poi in tutta la vita ed a cui era accanto pure in quel triste giorno in cui Traiano, parzialmente paralizzato ed idropico, morì in Cilicia, a Selino, città poi chiamata Traianopoli da Adriano.

Erano passati 19 anni, 6 mesi e 15 giorni da quando, mentre seguiva il marito che aveva assunto il supremo potere, Plotina si era voltata al popolo per pronunciare la sua dichiarazione, ed ora riportava a Roma le ceneri di Traiano, rinchiuse in un’urna d’oro, e le deponeva nella base della colonna traianea. Più di trenta anni di matrimonio, perciò, e venti da imperatrice, anni in cui essa fu una perfetta moglie e compagna. Traiano e Plotina non ebbero mai figli (...)

Fonte dal sito della Prof. Eugenia Salza Ricotti dal sito http://www.espr-archeologia.it/ 


Apollodòro di Damasco architetto e ingegnere militare romano (n. Damasco, attivo inizi sec. II d. C.). Fu architetto ufficiale di Traiano, che seguì nelle guerre contro i Daci. Venne invece a contrasto con Adriano, che lo esiliò e forse lo condannò a morte (125 dc). È l'unico grande architetto romano di cui si conoscano il nome e pressoché l'opera completa ed è sicuramente uno dei maggiori dell'antichità. La questione del suo stile è piuttosto dibattuta dagli studiosi; in ogni caso gli si riconosce una sintesi organica fra tradizione italico-romana e moduli ellenistico-orientali. Nella sua attività di ingegnere militare costruì, nell'intervallo fra la prima campagna dacica (101-102 dc) e la seconda (105 dc), il ponte sul Danubio, del quale rimangono avanzi presso Drobeta (Romania) e un'immagine in rilievo sulla Colonna Traiana. Sul ponte, dalla tecnica arditissima, scrisse anche un trattato; da codici bizantini è stata invece tramandata la parte fondamentale, con i disegni, del suo trattato di poliorcetica. A Roma oltre a un odeon, a un circo (detto circus Hadriani) e a un ginnasio (da identificarsi con le terme dell'Esquilino), realizzò il complesso del Foro Traiano, che fu modello a tutti i fori dell'impero. Alla grande piazza del foro (126 m di lato) si accedeva dal Foro di Augusto attraverso un arco trionfale; al centro era la statua a cavallo dell'imperatore, sui lati si allargavano due vasti emicicli a colonne (i Mercati); di fronte all'entrata si trovava la facciata della Basilica Ulpia a cinque navate interne e absidata sui lati minori. Sul fianco posteriore della basilica si aprivano le due biblioteche, greca e latina, a pianta rettangolare, oltre le quali si accedeva al tempio del divo Traiano. Tra le biblioteche e di fronte al tempio si innalzava la Colonna Traiana (v. Traiano, Marco Ulpio).

L'ignoto scultore, uno dei massimidell'arte romana, che realizzò la colonna, e quasi sicuramente il fregio ad altorilievo inserito posteriormente nell'arco di Costantino e le decorazioni scultoree del foro, operò in accordo con le strutture architettoniche, tanto che alcuni hanno supposto possa trattarsi dello stesso Apollodoro.

Uno degli emicicli del foro, quello addossato al colle del Quirinale, che era stato tagliato profondamente per ricavare la piazza, aveva lo scopo pratico di sostenere la scarpata e fu sviluppato in una grande aula a due ordini di botteghe (tabernae), circa un centinaio, coperta da un'ampia volta a crociera. La critica moderna ha talora attribuito ad A. anche i porti di Ostia, poligonale, e di Centocelle (antico nome di Civitavecchia), a emicicli; gli archi di Traiano a Benevento e Ancona; il trofeo di Adamclissi. 


Plinio il Giovane Da Wikipedia, l'enciclopedia libera Plinio nacque a Como nel 61 da una famiglia di rango equestre molto ricca. Suo padre morì quando lui era ancora bambino e Plinio fu affidato ad un amico di famiglia, Virgilio Rufo. In seguito venne adottato dallo zio, Plinio il Vecchio, fratello di sua madre. Nel 83 muore anche la madre e lui eredita tutto il patrimonio di famiglia. Studia a Roma alla scuola di Quintiliano e del retore greco Nicete Sacerdote. Si dedicò principalmente alla retorica e all'avvocatura. S'interessò, grazie all'influenza dello zio, sia allo stile lineare di Cicerone che a quello magniloquente dell'asianesimo.

Nel 79 assistette all'eruzione del Vesuvio dal lato opposto del Golfo di Napoli in cui perse la vita il celebre parente. Inizia così la sua carriera insieme all'amico Tacito percorrendo tutte le tappe del cursus honorum. Tra l' 89 e il 90 ricopre il Tribunato della Plebe ed entra in senato; provenendo da una famiglia di cavalieri sarà perciò il primo della sua famiglia. Sotto Domiziano non fa carriera (l'imperatore muore nel 96), mentre sotto Traiano riprenderà la sua carriera diventando soprintendente del tesoro. Nel 100 diventa console supplente e per un paio di mesi ne ricopre la carica. Tiene in senato il discorso "Panegirico Traiano", la cui successiva pubblicazione però sarà diversa dall'orazione originale, perché posta a revisione. Insieme a Tacito, nello stesso anno, sostiene un'accusa contro Mario Prisco. Nel 103 difende due ex governatori accusati di appropriazioni eccessive. Nel 105 diventa Curator: magistrato delle Acque del Tevere e della Cloaca Maxima.

Probabilmente, grazie non solo al proprio talento, ma anche alla propria ricchezza e alle amicizie con i potenti, la sua carriera fu tra le più brillanti, e riuscì a diventare prefetto all'erario di Saturno, cioè uno dei cassieri dell'impero. Alla fine della sua vita fu governatore in Bitinia dal 111 al 113, anno in cui probabilmente morì.

Interessante Il testo della lettera (Ep. II, XVII) con la quale Plinio il Giovane invita l’amico Gallo nella sua villa.