Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Torre Niccolina

La Torre Niccolina, detta anche “diruta o “torraccia dello sbirro” è la prima delle tre torri di guardia costiera, costruite a Fiumicino per la difesa del litorale romano.

Fatta dal papa Niccolò quinto nel 1450 sulla riva sinistra del Tevere nell’Isola Sacra e fu completamente ristrutturata nel 1567, quando fu promulgata la “Costitutio de aedeficantibus turribus in oris maritimis”, sotto il pontificato di Pio V.

Costituiva il baluardo più avanzato a difesa di Porto, per questo fu sottoposto ad una continua guardia, fronteggiando numerosi tentativi di sbarco. Il luogo non era certo sicuro come dimostra l’episodio dell’arrivo di venticinque vascelli algerini che nel 1579 approdarono a Fiumicino saccheggiandola, mentre il papa Gregorio XIII dimorava ad Ostia.

Fortunatamente, le tempestive segnalazioni della torre permisero di evitare un nuovo disastro; infatti, sul posto giunsero i cavalleggeri di scorta del papa, acquartierati al castello della Magliana che, avvisati dalle fumate della torre, accorsero e misero in fuga i corsari.

Il Guglielmotti, che la visitò alla fine del secolo scorso, la trovò in un grave stato e così la descrive:

Torre quadrata bassa meschina abbandonata come la campagna”.

L’appellativo “torraccia dello sbirro” ricorda invece che il posto, nel tempo era mal  frequentato. I torrieri, incaricati dalla Reverenda Camera Apostolica, erano malpagati e la torre si trovava in un luogo malsano.

Poteva accadere che il torriere abbandonasse e cedesse, sotto compenso, la torre a qualche losco individuo, che diventava una specie di signorotto a cui, in cambio di protezione, i poveri pescatori ed i pochi abitanti erano costretti a rivolgersi pagando o in natura o in denaro.

Per il continuo avanzamento della linea di costa, la torre fu abbandonata e si ridusse a un rudere. Da quel momento comparve l’appellativo di torre “diruta”.

È presente nella carta di Giovanni battista Cingolani del 1692.

Oggi la torre è completamente restaurata, presenta la base a scarpa, com’era nella sua struttura originaria con gli spigoli rinforzati per mezzo di blocchi di travertino: al di sopra della cordonatura in peperino vi sono due piani ricostruiti, mentre nelle XVII secolo erano tre sui quali poggiava una terrazza merlata.

 

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