Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

I Magazzini di Portus

I Magazzini di Portus

 

Magazzini Traianei

 

 

I magazzini a Portus  giocavano un ruolo essenziale nell’approvvigionamento delle città antiche, soprattutto di Roma. Situati vicino al più importante mercato di consumo dell’epoca e a una città capitale del potere politico che domina il Mediterraneo. Avevano dunque funzioni e aspetti particolari. 

Gli horrea di Roma-Ostia-Portus sembrano appartenere soprattutto alle ultime tappe della distribuzione, una rete di stoccaggio - per l’esportazione o per l’importazione-,  in un posto preciso che s’inserisce in una rete con varie tappe, la raccolta, il trasporto, e la distribuzione delle merci, la localizzazione precisa nel tessuto urbano: sul porto marittimo, sul fiume, lungo la strada, in città, nel suburbio.

Le capacità di certi magazzini di Portus e Ostia, così come la vicinanza dei Grandi Horrea al più importante panificio conosciuto in questa città, consentono di pensare, per loro, ad un ruolo di redistribuzione oltre la città di Roma.

Per molto tempo ci pensava che la pianta con cellae strette disposte intorno ad un corridoio centrale s’incontrava solo nella zona di Roma-Ostia e doveva rispondere dunque ai bisogni particolari di distribuzione di derrate per l’Urbs, ma, con la scoperta nel 1969 dell’horreum di Hergla in Tunisia, il problema la disposizione delle stanze per lo stoccaggio si pone in altri termini.

Infatti, gli horrea servivano certamente allo stoccaggio, ma non sempre solo a quest’uso, infatti era costituito al pianterreno da strutture di tipo tabernae. Secondo le tecniche costruttive, in uno stesso complesso, l’edificio poteva essere dedicato più specialmente alla conservazione derrate. La vendita e la conservazione delle merci supponevano edifici con poche aperture per proteggerle contro i ladri, oltretutto le derrate conservate avevano esse stesse un valore intrinseco ed erano al centro delle transazioni finanziarie, e i Sulpicii di Pozzuoli documentano anche prestiti su pegno. 

I movimenti delle merci dovevano, probabilmente, essere registrata stanza per stanza come indicano i contratti negli horrea puteolani. 

I magazzini costavano molto, per la costruzione, il mantenimento, la gestione, toccava alla persona in carica della gestione (l’horrearius) di sfruttare al meglio le possibilità dell’edificio secondo il momento dell’anno e la congiuntura economica. Non sappiamo se l’horrearius alloggiasse sul posto, ma nel caso di Ostia-Portus, potrebbe averlo fatto all’ala ovest degli horrea di Hergia dove sono stati rivenuto pavimenti con mosaici e muri rivestiti d’intonaco dipinto. A seconda della merce conservata, le esigenze di spazio e di manutenzione cambiavano: un edificio che comportava al pianterreno suoli sopraelevati, come i “grandi horrea” di Ostia, era certamente dedicato in primo luogo alla conservazione del grano. Invece gli horrea a Dolia di Ostia erano destinati piuttosto allo stoccaggio dell’olio o del vino.

Una scoperta interessantissima, nella campagna di scavo del 2010 nei magazzini traianei di Portus, è uno graffito dipinto sulla parete esterna di una cella, a sinistra dell’ingresso. Si tratta del numero della stanza. La presenza di questa numerazione conferma l’uso del sistema di gestione tramite i contratti d’affitto di stanze. 

Sappiamo che dall’epoca della legge frumentaria di Gaio Gracco, furono probabilmente costruiti horrea pubblica, ma abbiamo poche altre testimonianze per il periodo repubblicano. Sebbene ancora alla metà del II secolo DC, alcuni Consoli possedessero magazzini privati di cui abbiamo conservato le prescrizioni di affitto delle varie parti, in generale il  costo di costruzione, di mantenimento, di gestione dei grandi complessi di stoccaggio, era tale da essere  poco sostenibile per i privati.  Tanto che in seguito la proprietà e la gestione degli edifici di stoccaggio dei magazzini fu per lo più dell’Impero e i grandi magazzini di proprietà privata caddero poco a poco nel patrimonio imperiale.

Inoltre, da molto tempo ormai sappiamo, che l’annona di Roma non aveva una flotta commerciale per il trasporto delle derrate fiscali, per il loro immagazzinamento, il prefetto dell’annona si doveva senza dubbio appoggiare su una rete di granai che erano in modo crescente di proprietà imperiale.

Il sistema di gestione (diretta, tramite dipendenti, o indiretta, per locatio-conductio) non era probabilmente diverso per un edificio di proprietà pubblica o privata, e il subaffitto era un modo comune di sfruttare questi edifici. 

 

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