Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Mappa di Portus

L’originario porto di Ostia per la sua esiguità e per il costante insabbiamento della zona non permetteva l'ancoraggio di navi di grosse dimensioni le quali dovevano rimanere al largo della zona e traghettare il carico su navi più piccole che risalivano il fiume Tevere. Le navi dovevano navigare lungo il Tevere fino a Roma.

Il periodo di accesso al fiume più agevole grazie al livello del fiume era tra giugno e dicembre, ma non era lo stesso per la navigazione marina, i venti soffiavano da sud-ovest, facilitando l’arrivo di burrasche; inoltre le correnti del fiume provocavano mulinelli. Per ciò, i Romani preferivano il porto di Pozzuoli, che però si trovava a 245 Km da Roma. A causa di queste necessità e per ridurre il traffico del porto Ostiense, l'imperatore Claudio (41-54 d.C.) decise di costruire un nuovo approdo a circa 4 km a nord di Ostia, sebbene il parere contrario degli esperti, che ritenevano la zona inidonea alla costruzione del porto. Il porto fu costruito ricavando un bacino artificiale da una laguna già esistente. Due moli delimitavano il vasto bacino di Claudio, nonché di buona parte dell'isola artificiale posta davanti all'imboccatura del porto e sulla quale si ergeva l'imponente faro che aveva soppiantato per importanza quello di Alessandria.

L’isola con il faro si trovava a nord dell'asse mediano del bacino in posizione esterna rispetto al molo meridionale e a quello settentrionale, posizione che conferma peraltro la sua funzione di antemurale. I due moli erano pressoché paralleli prima di convergere con ampia curva verso l'interno: in totale essi avevano una lunghezza di circa 1.600 m (molo settentrionale) e 1.320 m (quello meridionale), delimitando un bacino la cui superficie è di oltre 200 ettari. L’esistenza di una vera e propria isola artificiale con la duplice funzione di sorreggere il grande faro e di proteggere la bocca del porto, separandone i due ingressi principali, conforta l’attendibilità delle fonti antiche. L’Isola proteggeva il bacino di Claudio dalle libecciate e ne segnalava l'ingresso ai naviganti. Infatti, la massiccia nave affondata con un carico di pozzolana fu il robusto nucleo attorno al quale gli ingegneri romani poterono costruire l'isola artificiale per erigervi il faro. Per la costruzione fu impiegato un numero di 30.000 operai e 1.000 coppie di buoi. Il porto fu ultimato da Nerone, attorno al 64-66 a.C. fu chiamato Portus Augusti Ostiensis, anche se il popolo lo ribattezzò Portus Claudii. L'inaffidabilità del bacino di Claudio era stata tuttavia dimostrata già nel 62 d.C., quando una tempesta aveva distrutto non meno di duecento navi.

La posizione consentiva alle correnti marine di entrare nel porto, accumulando i detriti trasportati dal Tevere e favorendo l’insabbiamento delle acque; inoltre era esageratamente vasto, quindi poco protetto dai venti. Così iniziò a insabbiarsi e, col passare del tempo, un numero sempre minore di navi poteva attraccare. Il fallimento dell'impianto portuale di Claudio impose sotto il regno di Traiano, quindi dopo neppure cinquant'anni, la ri-progettazione dell'intero sistema, per renderlo consono alle esigenze di Roma e all'importanza raggiunta dai traffici marittimi internazionali. Vennero considerate tutte le componenti negative caratteristiche dell'area, ossia l'incidenza delle correnti litoranee, i regimi del Tevere e la connotazione del suo delta, la natura alluvionale del terreno. Al vecchio bacino venne lasciata la funzione di rada. Il nuovo complesso fu inaugurato nel 112, dopo dodici anni di lavori. Il bacino, più interno e sicuro, era di forma esagonale (ogni lato misurava 358 Mt. con una diagonale di 716 Mt.). Per preparare il terreno ad accogliere strutture impegnative, come i grandi edifici di immagazzinamento pluripiano, si costruì intorno al bacino, una griglia di cassoni in opera reticolata, da colmare con la terra che si estraeva per formare il nuovo invaso. Un dato di particolare interesse del complesso di Traiano è costituito dall'organizzazione dei percorsi, sia di quelli per via d'acqua, sia di quelli all'interno degli edifici di stoccaggio.

Al suo interno potevano attraccare circa 200 navi. Fu costruito in opus reticulatum e comunicava con il Tevere e con il Porto di Claudio mediante la Fossa Traianea (oggi Canale di Fiumicino). La sua costruzione fu rievocata con la coniazione di alcune monete di bronzo. Lo sviluppo del Porto di Traiano fece sì che gran parte del traffico del grano che prima affluivano nel porto di Pozzuoli si dirigevano verso il nuovo porto. L'intervento di Traiano migliorò notevolmente la capacità e l'efficienza del porto di Roma, e determinò l'aumento della comunità di residenti nel territorio circostante e anche il cambiamento della denominazione da Portus Ostiensis a Portus Traiani o anche semplicemente Portus, comprendendosi sotto tale nome anche l'insediamento intorno al porto stesso. L'area del Porto di Traiano, centro portuale indissolubilmente legato alla storia di Roma e alle vicende della navigazione mediterranea, ha una grande importanza storica archeologica.

Fonte: Cinzia Morelli - Alfredo Marinucci - Antonia Arnoldus-Huyzendveld, "Porto di Claudio: Nuove scoperte", in "Portus e nel suo hinterland: una recente ricerca archeologica" (a cura di Simon Keay e Lidia Paroli), London 2011, 47-65

 

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