Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Necropoli di Porto

 

Pianta cronologica del nucleo meridionale della necropoli di Porto.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE AA. VV., Necropoli di Porto Isola Sacra, Roma 1996. C. Pavolini, Ostia.

Guide archeologiche, Roma 2006. Alla fine del ‘700 risalgono le prime notizie circa il rinvenimento di iscrizioni funerarie nella Tenuta di Isola Sacra, cui seguirono scoperte sporadiche di materiale scultoreo e di edifici con pitture policrome a carattere sepolcrale.

Negli anni ’20 del XX secolo, la bonifica agricola della zona portò alla luce un gruppo di tombe riccamente decorate (tombe ex Opera Nazionale Combattenti), che costituiscono il gruppo più settentrionale dell’estesa necropoli Portuense.

Lo stato di conservazione degli edifici, alcuni completi del rivestimento del tetto in tegole, segnò l’inizio dei grandi scavi, condotti dal 1923 al 1938 da Guido Scalza, all’epoca Direttore degli scavi di Ostia.

La necropoli, che si snoda lungo la via che collegava Ostia con Porto, nella fase iniziale è caratterizzata da una lunga strada sopraelevata a doppia carreggiata, al lati della quale si disponevano sepolture in cassoni semicilindrici in muratura.

Le tombe monumentali furono realizzate tra i primi anni del II e la metà del III secolo d.C., trasformazioni sono attestate fino al IV secolo d.C.

Accanto ai monumenti familiari di pregio architettonico , con ricco apparato decorativo interno (pittorico, a stucco e musivo), ad un o due piani, con copertura a volta o terrazza, si trovano semplici sepolture individuate in terra, coperte da tegole disposte a spiovente (dette a cappuccina), in anfore, in sarcofagi di terracotta, in legno o di marmo e cassoni semicilindrici intonacati in rosso con o senza edicola antistante.

Il rito funerario – incinerazione o inumazione – non influisce sull’aspetto esterno della tomba ma ne condiziona l’articolazione interna: arcosoli per inumati, nicchi contenenti olle per incinerati; sotto i pavimenti sono frequenti le formae, utilizzate per deposizioni ed inumazione su più livelli.

I due riti, risultano di scelte individuali anche nell’ambito di una stessa cerchia familiare, coesistono per tutta l’età Antonina (140-190 d.C.) con una progressiva prevalenza dell’inumazione nel corso del III secolo d.C.

Banconi utilizzati come sedili, letti (klinai) con piano inclinato e supporti in muratura quale sostegni di tavole per la consumazione di pasti comuni, sono addossati alla facciata di alcune tombe.

Entro belle cornici policrome, le lastre marmoree con iscrizioni in lingua latina, più raramente in greco, nonostante la non rara origine orientale o greca dei personaggi, ricordano il nome del proprietario/a, le dimensioni del sepolcro e le norme circa l’uso delle stesso. Ai lati dell’iscrizione, mattoni scolpiti raccontano i mestieri esercitati in vita da un ceto sociale formato essenzialmente da liberti dediti al commercio e all’artigianato.

 

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