Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

Huffington Post Italy Athena2
  • All'ombra di Augusto senza vicepremier

    Anche la foto finale diventa la rappresentazione dell'insostenibile leggerezza con cui il governo ha affrontato il dossier. E del ruolo svolto dal capo dello Stato per collocare l'iniziativa in un quadro di compatibilità con la nostra collocazione europea ed atlantica. È la foto dei due vicepremier, Salvini e Di Maio, sui palchi elettorali tra Potenza e Matera, mentre al Quirinale si svolge la cena di Stato alla firma del memorandum con il presidente cinese Xi Jingping, dopo l'incontro "storico", all'ombra della statua di Augusto.

    Assenti, dopo settimane in cui sono stati artefici di un negoziato pasticciato: uno sgarbo, secondo grammatica istituzionale, sia pur dettato da diverse motivazioni. Per Di Maio, l'ansia da perdita di consenso in una elezione destinata a confermare la crisi di consenso del Movimento, o meglio la sua liquefazione. Per Salvini è un evidente segnale, tutto politico, di distanza da un accordo portato avanti per otto mesi, a nome del governo, dal "suo" sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci, che oggi si è presentato al Colle con la spilletta del Carroccio sul bavero della giacca, per poi essere stato clamorosamente messo in discussione dopo il viaggio "americano" di Giorgetti. Dicevamo, un segnale all'amministrazione americana che da tempo considera quel vasto programma di investimenti infrastrutturali come un progetto egemonico, attraverso cui la Cina allarga la sua influenza non solo sull'economia e la finanza, ma in futuro anche sulla sfera politica e militare. E che, dietro la retorica della difesa del mondo libero, chiedono un posizionamento agli alleati tradizionali per costringere i cinesi a scendere a patti con gli interessi americani.

    La foto finale è, al tempo stesso, la foto di una "toppa" messa dal capo dello Stato su un dossier che compete al governo, partito da lontano (sin dal governo Gentiloni) e proseguito con una spericolata accelerazione, con la visita orientale di Di Maio e una brusca frenata fuori tempo massimo, col risultato di mettere l'Italia, con le sue divisioni "geopolitiche" all'interno del governo, al centro delle critiche di molte cancellerie internazionali. Una toppa, perché parliamoci chiaro, proprio questa incertezza del governo ha prodotto una gran confusione, attorno a una iniziativa abilmente utilizzata da Pechino anche con finalità propagandistiche di sfoggio egemonico. Col capo della seconda superpotenza mondiale accolto, per le strade di Roma, da un corteo di corazzieri a cavallo, come accadde solo per Papa Benedetto XVI nel 2010 e per la regina Elisabetta nel 1961. Perché la Germania, tanto per intenderci, ha un rapporto economico con la Cina che vale 5 volte quello italiano, Francia e Inghilterra il 40 per cento in più, senza firmare memorandum.

    È questo contesto che fa da sfondo al ruolo "rassicurante" del capo dello Stato che, in fondo, altro non poteva fare nell'ambiguità del governo sul tema. Mattarella, nel corso del suo colloquio col presidente cinese, ha perimetrato politicamente la firma del memorandum sottolineando la necessità del "rispetto dell'unità europea e dell'amicizia con gli Stati Uniti". Perché "nonostante contraddizioni e lacune, la dimensione europea è penetrata stabilmente nella vita dei cittadini". Parole su cui ha ricevuto, dal presidente cinese, positivo riscontro perché "i rapporti tra Cina e Ue sono molto importanti" e "guardiamo con favore a una Unione Europea unita, stabile, aperta e prospera". Ed è, sempre in questo contesto, l'auspicio che venga affrontato positivamente "il confronto sul tema dei diritti umani".

    Europa, reciprocità, diritti umani, almeno a parole, nell'ambito di un accordo che "deve essere una strada a doppio senso". Accordo che ufficializza la volontà di due nazioni di approfondire i propri rapporti, di certa rilevanza politica, ma non un "trattato" internazionale. È un doppio messaggio – non a caso Salvini ha espresso parole di apprezzamento – verso i teorici della "colonizzazione" e dell'"opacità" del memorandum, in cui non compare il punto che Washington guarda con maggior sospetto e ostilità, ovvero il delicato tema sull'uso della tecnologia 5G, dal quale sarebbero messe a rischio le nostre infrastrutture strategiche e la sicurezza cibernetica, che non rientra nel memorandum. Ma più in generale sia verso un governo che ha ignorato Bruxelles, in attesa della valanga sovranista alle prossime elezioni, e sia verso partner europei che poi hanno ignorato l'Italia, certificando l'impossibilità di agire in maniera unitaria, con Macron che si intesta un negoziato con la Cina, a nome dell'Europa, da pari a pari, escludendo il governo Conte. Nelle condizioni date, altro non poteva fare, se non inserire un principio di realtà, in una ridda di polemiche che a stento coprono un crescente isolamento del paese.



  • Establishment e poca aria gialloverde alla cena al Quirinale con Xi Jinping
    Xi al Quirinale, cena di gala

    Una cena sulle note di Andrea Bocelli, simbolo dell'Italia nel mondo, e un menù tutto nostrano per rendere omaggio al presidente della Repubblica cinese Xi Jinping e soprattutto alla moglie Peng Liyan, appassionata della lirica nonché cantante molto famosa in Cina. Sobrietà, eleganza, diplomazia ed economia sono gli ingredienti della cena ufficiale nel salone delle feste del Quirinale dove a varcare il portone sono stati circa 150 invitati. Il presidente Sergio Mattarella è ancora il "dominus" dell'incontro bilaterale tra Italia e Cina.

    Una folta delegazione cinese, basti pensare che al seguito del presidente sono arrivate in Italia oltre duecento persone dello staff, e molti imprenditori italiani del vecchio establishment. L'aria gialloverde si sente poco pur essendo presenti diversi componenti del governo, primo fra tutti il premier Giuseppe Conte. Ma c'è anche l'ex premier Romano Prodi.

    Alla cena non c'è Matteo Salvini, impegnato nella campagna elettorale in Basilicata così come Luigi Di Maio. Per la Lega sono però presenti il ministro Gianmarco Centinaio e il sottosegretario Michele Geraci. Per il Movimento 5 Stelle ci sono i cosiddetti tecnici, come il ministro Trenta ma c'è anche il sindaco di Roma Virginia Raggi.

    Soprattutto gli occhi sono puntati sugli imprenditori in questa due giorni di accordi bilaterali commerciali e industriali. A varcare il portone del Colle e a sedere nel salone delle feste ci sono l'ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e l'attuale Vincenzo Boccia, che più volte ha criticato le politiche del governo gialloverde. Poi il presidente dell'Enel Maria Patrizia Grieco, il presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri, il presidente della Fca John Elkann (con gadget della Juve), il presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera, il presidente di Fincantieri Giampiero Massolo e Gianni De Gennaro presidente di Leonardo. E infine arriva anche il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

    Lo spirito è questo. Poca politica e più mondo delle imprese e dell'industria. "La Repubblica italiana, Paese dotato di un'importante industria manifatturiera e vocato al commercio internazionale, Stato fondatore dell'Unione Europea, intende, nelle relazioni con la Repubblica Popolare Cinese, rendere sempre più forte il fecondo legame che ci unisce", dice il Capo dello Stato nel brindisi all'ospite. Per cementare ulteriormente un'amicizia che deve essere improntata al "rispetto reciproco".

    Tra un piatto di tortelli ripieni di carbonara e il vitello al tartufo si discute di come rafforzare il legame tra Cina e Italia. Poi babà alla frutta e vino italiano. Le tavolate, nel Salone delle Feste, sono due: la prima a forma di un lunghissimo ferro di cavallo che occupa tutto il perimetro della sala e la seconda è posta di fatto all'interno della prima, al centro del Salone delle Feste dove siedono i due presidenti.



  • Ousseynou Sy ha agito "dopo aver sentito le voci dei bambini che muoiono nel Mediterraneo"

    Ousseynou Sy ha agito dopo aver sentito dalle "voci dei bambini che stavano morendo nel Mediterraneo" che gli avrebbero chiesto di fare qualcosa di "clamoroso affinché questo non accada più". Nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Tommaso Perna, l'autista che due giorni fa ha sequestrato un bus con 51 ragazzini a bordo e gli ha dato fuoco, ha spiegato nuovi dettagli dietro il gesto.

    Perna ha spiegato ai cronisti che lo attendevano fuori San Vittore che l'indagato "non sembrava" dare segni di squilibrio. A chi gli chiedeva se nel rispondere agli interrogativi del gip sia stato tranquillo, il magistrato ha risposto: "Più o meno", comunque "ha parlato". Nelle prossime ore potrebbe arrivare la convalida dell'arresto, visto che "stasera lavoro" ha spiegato il gip.

    Davide Lacchini, legale di Sy, aveva avanzato l'ipotesi di richiedere una perizia psichiatrica per valutare lo stato di salute mentale del suo assistito. "È doveroso, - aveva spiegato l'avvocato - a fronte dell'enormità del gesto e su questo anche la Procura concorda".

    Stando a quanto riferito dall'avvocato, "ha esposto le sue ragioni con un certo vigore". In sostanza, Sy ha ribadito ancora una volta di aver dirottato il bus che guidava, malgrado la recente condanna definitiva per molestie su un altro pullman e un precedente del 2007 per guida in stato d'ebbrezza, in nome dei bimbi migranti morti in mare. "Ho organizzato tutto (benzina e fascette per legare i ragazzini, ndr) in un paio di giorni, ma ci pensavo da tempo, il caso della 'Mare Jonio' mi ha dato la spinta", avrebbe detto. Ha ripetuto che il bus ha preso fuoco in modo accidentale. Al contrario, i pm sono convinti che le fiamme le abbia appiccate lui mentre i bambini riuscivano ad uscire dai finestrini, tanto che si è ustionato una mano.

    Oggi, poi, a detta del difensore, "ha lodato la politica italiana in tema di migrazioni, perché è l'unico Paese che salva le vite e spende per questo milioni di euro". Ad ogni modo, terrorizzando 51 ragazzini voleva "cambiare la politica italiana e mondiale sull'immigrazione", ovvero "fare sì che gli africani restino in Africa, ma che venga accolto in Europa chi è in viaggio". Ha detto ancora una volta di aver fatto un video-manifesto inviato ai suoi conoscenti e gli investigatori stanno lavorando per acquisirlo. Ha parlato "dello sfruttamento economico dell'Africa da parte dell'Europa" e detto che la sua meta era Linate dove avrebbe preso un aereo "per tornare in Senegal". Quel coltello l'aveva con sé perché "durante i turni serali gli autisti si portano strumenti di difesa".



  • La Basilicata sulla via della Seta
    Di Maio, Salvini e Zingaretti

    Matteo Salvini per fare il tris, Nicola Zingaretti per continuare a risalire la china, Luigi Di Maio per contenere i danni. Mentre a Roma arriva la Cina, la politica si trasferisce in Basilicata per l'ultimo giorno di campagna elettorale. L'ultima prima della grande corsa alle europee. Ultimi numeri da compulsare, ultime tendenze da confermare. Nella regione della grande battaglia sulle trivelle, è per il Movimento 5 stelle lo scotto che si preannuncia più alto.

    Perché, almeno secondo gli ultimi sondaggi pubblicati, le truppe stellate si avvierebbero alla terza medaglia di bronzo consecutiva, dopo i gradini più bassi del podio ai quali sono stati relegati in Abruzzo e in Sardegna. E la tempesta giudiziaria che ha investito il comune di Roma negli ultimi giorni, che ha avuto un'evidente risonanza nazionale non è stato un buon viatico per le già flebili speranze di risalita. Un momento di grande difficoltà, quello dei 5 stelle. Che solo un anno fa da quelle parti veleggiavano con oltre il 40% dei consensi, e nella quale avevano raccolto un ingente capitale politico nello scontro pur perso sulle trivelle.

    Una situazione inversamente proporzionale a quella degli alleati. Perché la Lega tira dritto verso il 5-0. In Basilicata ci si aspetta il poker del centrodestra, dopo i successi in Friuli, Molise, Abruzzo e Sardegna. E per di più in una terra in cui da trent'anni fovernano le giacche rosse. Certo, il candidato di coalizione, Vito Bardi, è espressione di Forza Italia. Ma il dato politico, se la vittoria annunciata dovesse essere confermata dalle urne, è che quel che tocca il Carroccio in questa fase diventa oro. Anche perché il trend è quello di un partito la cui roccaforte rimane il nord, ma che si sta sempre più alargando nel meridione del paese. Lo stesso Salvini solo nelle ultime due settimane ha battuto in lungo e in largo la regione, con quattro visite in meno di due settimane per trainare il carro della possibile vittoria.

    E già si guarda al dopo. "Perché finora lo schema è stato quello della coalizione – spiega un dirigente in camicia verde – ma per il Piemonte si potrebbe pensare di cambiarlo". Su al nord si vota il 26 maggio. Lo stesso giorno in cui si rinnova l'Europarlamento. La concomitanza con un'elezione politica nazionale potrebbe gonfiare ulteriormente i panieri di via Bellerio. Portando con sé la tentazione di sparigliare, e provare l'avventura in solitaria in una regione che, più di tutte le altre, potrebbe veder favorito ai blocchi di partenza il centrosinistra.

    Ed eccoci a Nicola Zingaretti. Che spera di utilizzare Potenza e dintorni sia come primo banco di prova della sua leadership, sia come ulteriore indizio di una tendenza che, se confermata, potrebbe essere il vero punto di ripartenza strategico del Partito democratico. Perché Abruzzo e Sardegna hanno indicato una strada dove i 5 stelle tornano a essere il terzo incomodo, la mina vagante, riproponendo un dualismo tra centrodestra e centrosinistra che potrebbe essere la vera freccia nell'arco della nuova dirigenza democratica, pur scossa dalle vicende della famiglia Pittella che di certo non sono state un toccasana.

    Insomma, i sassi di Matera attirano lo sguardo della politica più che la via della Seta (anche lo stesso Di Maio, che ha tessuto la tela e che domani sarà a Roma per la firma del memorandum) ha preferito il comizio di fine campagna elettorale alla cena di gala sino-italiana. Il rischio, lunedì, è quello di dover parafrasare un aforisma di un vecchio dirigente della sinistra: "Abbiamo perso in Basilicata ma abbiamo vinto a Cheng-du".



  • E i leader Ue rinnegano Greta: decarbonizzazione al 2050 bloccata dalla Germania e paesi dell'Est
    Students use a carnival float depicting Swedish environmental campaigner Greta Thunberg during a strike from school to demand action on climate change at the town hall square of Duesseldorf, Germany, March 15, 2019.  REUTERS/Wolfgang Rattay

    Avevano promesso di raggiungere l'obiettivo della de-carbonizzazione di tutta Europa entro il 2050. Ma al consiglio europeo terminato oggi a Bruxelles, i leader dell'Ue non hanno mantenuto la promessa, alla faccia di Greta Thunberg e di tutti gli studenti che nei mesi scorsi sono scesi in piazza in tutto il continente per chiedere politiche adeguate a contrastare il surriscaldamento del pianeta. Sul clima i 28 leader scelgono ancora di non decidere: intrappolati dai veti degli Stati. E stavolta è stata la Germania a bloccare la decarbonizzazione, insieme a Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, paesi dove l'industria del carbone è ancora forte. L'Italia non prende posizione, Giuseppe Conte non ne parla nel breve punto con la stampa prima di ripartire per Roma.

    Stavolta Angela Merkel ed Emmanuel Macron si sono trovati l'uno contro l'altro. Il compromesso trovato a Bruxelles è "altamente insufficiente, non risponde con chiarezza agli impegni assunti a Parigi nel 2015, nè alle le sfide identificate scientificamente dai migliori esperti, nè alla legittima impazienza dei giovani", tuona il presidente francese al termine del consiglio europeo. La Francia era favorevole, insieme ad altri 8 Stati: Spagna, Olanda, Portogallo, Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio. Sono stati messi in minoranza dagli altri paesi: i contrari e gli ignavi.

    Il Vertice Ue si limita a indicare "l'importanza della presentazione da parte della Ue, entro il 2020, di una strategia ambiziosa a lungo termine che miri alla neutralità climatica in linea con l'accordo di Parigi, tenendo conto nel contempo delle specificità degli Stati membri e della competitività dell'industria europea". Poco, anzi nulla.

    Furiosi gli ambientalisti. La "riluttanza di Germania e Italia e l'opposizione di Polonia, Ungheria e Repubblica ceca" hanno impedito "l'adozione di un piano per la piena decarbonizzazione dell'economia al 2050", recita una nota di Greenpeace Europa. "I governi europei perdono tempo sul cambiamento climatico" mentre "centinaia di migliaia di persone scendono in strada per dare un futuro all'umanità".

    "Ancora una volta, dai Capi di stato europei una doccia fredda per cittadini e scienziati con conclusioni che sono prive di significato", rincara la dose il Wwf. "Il documento approvato oggi - aggiungono dal Climate Action Network - non è il segnale chiesto all'Ue dalle grandi manifestazioni dei giorni scorsi".



Banner Vivere Fco

Leggi tutto...

stampaAccadde a Fiumicino 

Ampia selezione di articoli dal 1874 al 2006 da "La Stampa"

Leggi tutto...

 

 

Go to top