Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

Una finestra interattiva aperta su Fiumicino per conoscere nel dettaglio le risorse di questo territorio.

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  • Un homme, une femme 53 anni dopo: Lelouch torna a filmare gli amanti che hanno cambiato il cinema

    Victor Hugo va forte, quest’anno, qui a Cannes. Dopo “Les Misérables”, sulle banlieue- che ritroveremo di certo nel Palmarès finale- ricompare nel titolo scelto da Claude Lelouch per ricongiungere dopo 53 anni gli amanti di “Un homme, une femme”, Palma d’oro nel 1966 e Oscar per il miglior film straniero. “Les plus belles années d’une vie” è l’amore ritrovato tra Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée, rispettivamente a 88 e 87 anni.

    La frase intera di Hugo suona così : “I più begli anni di una vita sono quelli che non abbiamo ancora vissuto”. Operazione furba, che ha fruttato a Lelouch- anche se fuori concorso- una montée des marches stratosferica nel segno della nostalgia, ma che risulta struggente ed emoziona, di nuovo, per l’intensità di due attori iconici e irripetibili.

    “Un homme, une femme”è stato davvero una pietra miliare, una rivoluzione stilistica della love story su schermo, firmata da un ventiseienne regista senza pedigree. Ho dei motivi di affezione speciale per quel film : gli ho dedicato la prima recensione della mia vita, sul giornalino scolastico. Conosco a memoria tutte le canzoni , e Francis Lai –scomparso da poco-ha fatto in tempo a comporre anche per questo.

    L’amarcord di Lelouch (che già aveva ripreso la storia vent’anni dopo, nel 1986, genere Dumas coi suoi Moschettieri) è a 360 gradi, ha ricoinvolto anche gli attori che interpretavano i figli bambini nel vecchio film. Ma l’attrazione davvero fatale sono questi due volti di anziani, segnati a fuoco dalla vita (la figlia di Trintignant fu picchiata a morte dal compagno), e ancora bellissimi, splendenti di grazia, intelligenza, sensibilità.

    “Né un epilogo né una conclusione, ma un nuovo inizio”, secondo il regista, che alterna abilmente all’oggi i flashback ’strappacuore’di ieri : non dovendo ricorrere ad attori giovani e somiglianti, l’effetto-verità è assicurato. E il primo ritrovarsi dei due- lui smemorato in casa di riposo-è girato “alla velocità della vita”: 19 minuti filati, senza tagli, col gusto della spontaneità ricreata, cara a Lelouch.

    Si erano persi , l’uomo e la donna, per i tradimenti dell’ex pilota di rally, seduttore impenitente. Ma Anouk-Anne è rimasta l’unica memoria incancellabile. Perfino la figlia italiana (Monica Bellucci) è avvolta in una nebbia di oblio. Passo dopo passo, tutto ritorna, anche la fatidica camera all’Hotel Normandy della prima notte d’amore.

    Che sia l’ultima, brillante trovata di Claude Lelouch per rincuorare i vecchi solitari ? Non è un delitto. E’ un atto di resistenza al tempo che passa. Dopo l’exploit del 1966, il cineasta francese ha conosciuto una involuzione da manierista dei sentimenti. Ma è vero che – duri quel poco che può durare- non c’è niente di più bello del presente che ancora ci è dato vivere.



  • Cdm incapace di decidere su Dl Sicurezza Bis e Dl Natalità, sarà solo primo esame

    La convocazione ufficiale ancora non c’è. Nei vari dicasteri prevale l’incertezza, si naviga a vista: “Aspettiamo, non si capisce più nulla. Il Consiglio dei ministri ci sarà, non ci sarà? Ufficialmente lo sapremo lunedì mattina”. Per lo più è questa la risposta che arriva dai dicasteri.

    “Domani vado in Consiglio dei ministri per approvare il Decreto Sicurezza Bis che ha norme contro i camorristi, gli scafisti, i teppisti degli stadi. Delle polemiche non mi occupo” preme Matteo Salvini intervistato da Massimo Giletti. “Credo che domani inizi l’esame” dice Luigi Di Maio intervistato da Fabio Fazio, lasciando intendere che non è tempo per approvare provvedimenti. 

    La decisione spetta al premier Giuseppe Conte che dovrà stabilire soprattutto cosa inserire nell’ordine del giorno, se inserire o meno il decreto Sicurezza bis e quello Natalità che stanno spaccando il governo. A metà pomeriggio da Palazzo Chigi non escludevano neanche l’ipotesi che la riunione slittasse a dopo il voto delle Europee. E questo, forse, era più che un auspicio. Ma l’ipotesi più probabile è una riunione serale per prendere in esame i due decreti, senza approvazioni.

    Il quadro politico si è complicato ulteriormente nel corso della giornata. La nave Sea Watch sequestrata per ordine della Procura, la Guardia di Finanza a bordo che trasferisce i migranti sulle motovedette per portarli a terra, mentre Matteo Salvini ribadisce il no allo sbarco e minaccia denunce a chi si prendesse questa responsabilità. “Tutto questo conferma l’urgenza di approvare il decreto Sicurezza bis già lunedì in Consiglio dei ministri” dice il ministro dell’Interno. Ma i 5Stelle lo escludono categoricamente.

    Salvini e Di Maio non parlano tra loro ormai da molti giorni. Una riunione dei ministri in un clima così avvelenato rischierebbe di diventare nient’altro che uno spot elettorale e, secondo molti nel governo, anche un pessimo spettacolo. Il vicepremier leghista la dà per certa e da giorni ripete che porterà al tavolo il decreto Sicurezza bis, oggi bocciato da una lettera dell’Onu. M5s ribatte che l’approvazione non ci sarà, pur sottolineante che è assurdo che l’Onu commenti un provvedimento che neanche lui ha visto e che nei fatti è solo in bozza. Comunque sia tra i due alleati è in corso un braccio di ferro senza ancora soluzione, che il premier vorrebbe evitare di portare in Cdm dove Di Maio vuole presentarsi con il decreto Natalità su cui la Ragioneria dello Stato ha avanzato dubbi e il ministro leghista Fontana ha alzato un vero e proprio muro. Facendo leva sui tanti dubbi dei tecnici, il premier potrebbe spiegare la decisione di affrontare i decreti dopo le Europee. È possibile che conceda solo un giro di tavolo ma senza entrare troppo nel merito della questione. 

    Per questo, tra le ipotesi al vaglio del premier, vi è anche quella di un Consiglio dei ministri in versione ridotta. Una riunione che abbia all’ordine del giorno la nomina del nuovo capo della Guardia di finanza e il Ragioniere generale dello Stato. Il decreto Sicurezza bis, il decreto sulla famiglia e anche sull’Autonomia andrebbero rinviati a dopo il 26 maggio. Quando forse si potrà discutere e mediare lontani dalla propaganda elettorale. Tuttavia anche la questione delle nomine appare essere in alto mare. Si andrebbe verso uno stop da parte della maggioranza al piano di riassetto interno del Mef predisposto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria che lunedì dovrebbe essere illustrato in Cdm. Altre ragione per quale sarebbe più opportuno, spiegano da Palazzo Chigi, far slittare del tutto la riunione.

    Per adesso Di Maio attacca Salvini sottolineando che l’urgenza con la quale il vicepremier leghista vuole approvare il decreto sicurezza e la legge sull’autonomia è “un modo di nascondere scandali di  corruzione che hanno coinvolto la Lega”. I toni sono questi. Tutt’altro che concilianti. 



  • In mille protestano a Firenze contro Salvini: cariche della polizia

    Circa un migliaio di persone si è radunato in piazza Repubblica a Firenze, a circa 100 metri da piazza Strozzi dove alle 21 è previsto il comizio del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. I manifestanti hanno già cercato tre volte di sfondare il cordone delle forze dell’ordine. La polizia ha già effettuato tre cariche di alleggerimento.

    Tra le oltre mille persone che si sono radunate in piazza della Repubblica per protestare contro Salvini, sono circa un centinaio i manifestanti che hanno cercato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine per raggiunge la vicina piazza Strozzi. Dal resto dei manifestanti arrivano slogan e fischi. “Dopo il Matteo di Rignano facciamo il Matteo padano” è scritto su uno striscione. 



  • La scomunica politica della Chiesa a Matteo Salvini

    Potrà anche vincere le elezioni europee, ma non così. Non con il Crocifisso, con il Rosario o invocando la Madonna la cui corona di dodici stelle è l’emblema stesso dell’Unione europea, e ne costituisce la bandiera in campo blu come il manto della Vergine raffigurato nella iconografia popolare. In hoc signo non vinces, non vincerai utilizzando quel segno, è la reazione, compatta, del mondo cattolico contro Matteo Salvini.

    Perché agli occhi del Vaticano il leader della Lega non può usare i segni della fede cristiana per chiedere al Cielo di vincere la prossima sfida elettorale. Non può strumentalizzarli in modo così plateale e irriguardoso, con tanto di fischi in piazza contro papa Francesco, che volente o nolente è - per un credente - la pietra scelta da Cristo stesso per edificare la sua Chiesa, e la pietra di inciampo per chi gli si rivolta contro.

    Tra ieri ed oggi si è levata alta la voce di tanti altri credenti, cristiani e non. Le Chiese protestanti che si sono dette pronte ad ospitare i profughi della Sea Watch - come fece la Cei nel caso Diciotti e la comunità valdese nel precedente caso della Sea Watch - aprendo un cortocircuito dentro il Governo italiano. E a sua volta la Comunità ebraica di Roma ha preso una posizione politica forte contro la nuova destra e contro il suprematismo che avanza in Europa, perché “pensavamo di aver sconfitto quel male, ma dopo 70 anni quel male si è riaffacciato”.

    Ma è con la Chiesa Cattolica che si consuma il più plateale scontro con Matteo Salvini. Una frizione che potrebbe trovare nuovo alimento nei prossimi giorni: Papa Francesco - che non ha mai voluto incontrare Salvini, neppure nell’occasione istituzionale della Festa della Polizia - domani pomeriggio parlerà all’Assemblea generale della Cei, riunita in Vaticano. Martedì mattina sarà la volta del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. Tutto a pochi giorni dal voto.

    “Sono orgoglioso di andare in giro col rosario sempre in tasca - la replica di Salvini -. Noi stiamo garantendo più sicurezza agli italiani. Io sono credente, mio dovere è salvare vite e svegliare coscienze”. Ed ancora: “io sono orgoglioso delle nostre radici della nostra storia e di testimoniare quella che è una società accogliente e generosa. Ma un conto è essere generosi e una cosa è suicidarsi. Lo diceva papa Benedetto, lo diceva Wojtyla, lo diceva Oriana Fallaci”. Non è un caso che all’elenco manchi Bergoglio.

     

    È come se all’improvviso la Chiesa abbia chiaro che la politica di Salvini rappresenta un rischio gravissimo, anche culturale ed educativo, perché attacca alle fondamenta la pietas e la misericordia cristiane, di chi adora come proprio Signore un uomo morto crocifisso, che ha dato la vita per i più miseri. È come se per tutti il nome stesso di Dio sia stato “pronunciato invano”, e per i “propri scopi”. 

    Se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio” scrive su Facebook padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, uno degli uomini più vicini a Papa Francesco, esprimendo tutto il suo sdegno per quel rosario “usato come segno dal valore politico” da Matteo Salvini sul palco di Milano. Quello che Famiglia Cristiana sintetizza coniando il termine “sovranismo feticista” del leader leghista che mette in scena “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani”.

     

    Scende in campo anche il segretario di Stato vaticano, il mite cardinale Pietro Parolin, con parole che sfiorano l’anatema, un altolà sacro: Dio è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. Parole pronunciate a margine della Festa dei Popoli a San Giovanni in Laterano, dove ha celebrato la messa per decine di gruppi delle varie comunità immigrate della Capitale, rappresentanti di tanti popoli e culture, provenienti dalle più disparate latitudini. Cattolici, cioè universali.

    Le radici cristiane dei popoli - ha twittato oggi l’account ufficiale della Civiltà Cattolica- non sono mai da intendere in maniera etnicistica. La nozione di “radici” e di “identità “ non hanno il medesimo contenuto per il cattolico e per l’indennitario neo-pagano: Etnicismo trionfalismo, arrogante e vendicativo è anzi il contrario del cristianesimo”. Ma per comprendere più a fondo il punto cruciale del momento, va ripreso un articolo di padre Spadaro all’indomani della visita del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in Vaticano. “Con Francesco si va concludendo quel processo ‘costantiniano’ (cioè dell’imperatore Costantino cui in una visione apparve la croce e la scritta “In hoc signo vinces”), in cui si attua un legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa”...  “Un tratto netto della geopolitica bergogliana consiste nel non dare sponde teologiche al potere perché possa imporsi o per trovare un nemico da combattere - scrive il direttore della rivista dei Gesuiti, le cui bozze vengono tradizionalmente riviste dalla segreteria di Stato vaticana -. La spiritualità non può legarsi a governi o patti militari: è a servizio di tutti gli uomini. Le religioni non possono vedere alcuni come nemici giurati né altri come amici eterni. Quella di proiettare la divinità sul potere politico, che se ne riveste per i propri fini, è una tentazione trasversale. Anche in parti del mondo cattolico a volte ritorna una simile tentazione, ma la fede non ha bisogno di una sponda nel potere”.

     

     

    Altre prese di posizione sono arrivate dal priore di Bose, Enzo Bianchi, ma un appello a Salvini particolarmente toccante è arrivato dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, dopo che il vicepremier si era affidato dal palco alla Madonna: “Caro Matteo, ormai siamo abituati a sentirti utilizzare tutto ma non tutto è utilizzabile. Magari da domani ci sarà una schiera di devoti (anche qualche prete) che ti acclamerà come inviato della Madonna. Io ti invito ad aprirlo quel Vangelo: a leggere di Maria di Nazareth, della sua umiltà, del suo servizio, del suo silenzio”.

    Salvini risponde nuovamente in serata su La7, intervistato da Massimo Giletti: ”Sono l’ultimo dei buoni cristiani: sono divorziato, sono peccatore, dico le parolacce, vado a messa tre volte l’anno. Ma difendo la nostra storia, l’esistenza delle scuole cattoliche. Non so se sono un buon cattolico ma sono un uomo felice e chiedo rispetto. Se credo in Dio e chiedo la protezione di Maria, dà fastidio a qualcuno?”.

     



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