Focemicina: scopri il passato

Un viaggio nel passato per far rivivere i ruderi dei Porti di Claudio e di Traiano.

Navigando tra le pagine potrete scoprire i luoghi abitati dai nostri antenati attraverso la ricostruzione virtuale di Portus

Nelle Cronache di Portus potrai rivivere il quotidiano di chi 2000 anni fà abitava il territorio.

Attraverso piccoli dettagli lasciati tra le rovine rimaste a Fiumicino, possiamo capire molto di questa civiltà e comprendere il nostro presente. Buon viaggio!

Fiumicino: vivi il presente

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Tarda antichità e Medioevo

La città di Porto si sviluppò in conseguenza della creazione dei bacini portuali di Claudio e Traiano.

L’installazione portuale di Claudio era nota come Portus Augusti Ostiensis o Portus Ostiensis, quella di Traiano come Portus Traiani mentre l’insieme dei due porti era ricordato come “portus uterque” o Portus Augusti et Traiani ma, già dalla fine del II secolo d.C., la città era nota solo come Portus.

Lo scalo marittimo, oggetto di numerosi interventi edilizi, soprattutto sotto Settimio Severo, acquistò un’importanza sempre maggiore, ma continuò a dipendere da Ostia per alcune funzioni e da Roma per altre fino al IV secolo d.C. Nel 313 o 314 d.C. con Costantino, Porto ottenne piena autonomia amministrativa e pochi anni dopo venne definita civitas Flavia Costantiniana Portuensis o più comunemente Portus Romae o Portus Urbis. Forse in quell’epoca un simile riconoscimento era più che altro formale, ma rispecchiava comunque uno stato di fatto: mentre nel II-III secolo d.C. le funzioni commerciali di Ostia e di Porto si erano integrate in modo sostanzialmente equilibrato, nel IV secolo d.C. Porto si avviava ad assumere un peso sempre maggiore e a divenire in prospettiva l'unico centro di smistamento degli approvvigionamenti diretti a Roma, sotto il controllo dei prefetti dell'Annona. Ne è una testimonianza l'attività edilizia tardoantica.

L’area portuale non ebbe bisogno di essere difesa fino a quando le trasformazioni avviate in tutto l’impero all’inizio del IV secolo d.C. incominciarono a ripercuotersi su Roma con una serie di problemi, fra cui quello sostanziale del rifornimento dei generi di prima necessità. Con il doppio obbiettivo di salvaguardare i magazzini e controllare più strettamente gli accessi alla capitale minacciata dalle continue incursioni barbariche, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C. o piuttosto all’ultimo quarto del V secolo d.C.37, fu eretta una cinta difensiva delle strutture portuali, comunemente definite “mura costantiniane”.

Per la costruzione si sfruttarono in tutto o in parte strutture preesistenti come ad esempio i Magazzini cd. Severiani.

Le mura, restaurate a più riprese, rimasero in funzione per tutta l’età tardoantica e l’alto Medioevo. I pochi resti, attualmente coperti da bosco o sedimentazioni d’età moderna, sono visibili da terra solo in alcuni punti: il tracciato in generale è invece ben leggibile nelle planimetrie (soprattutto in quella del Gismondi del 1930) o nelle foto aeree. Il cristianesimo si diffuse presto a Porto ed ebbe in questa città uno sviluppo maggiore che a Ostia. La lista dei martiri attribuiti a Porto dalle fonti cristiane, che tuttavia non sono tutte attendibili, è lunga: forse già all'età severiana risale il martirio dei SS. Eutropio, Bonosa e Zosima mentre al IV secolo d.C. è riconducibile il martirio di S. Ippolito per il quale fu costruita la famosa basilica, sull’Isola Sacra.

Un vescovo di Porto è ricordato per la prima volta come presente al concilio di Arles, nel 314 d.C. A sud est della cosiddetta “darsena”, nel XIX secolo, vennero messe in luce le strutture di un grande edificio cristiano a tre navate, identificato da G.B. De Rossi come lo Xenodochio (ospizio per i pellegrini) costruito dal senatore Pammachio alla fine del IV secolo d.C.. I recenti sondaggi condotti a partire dal 1991 dalla Soprintendenza archeologica di Ostia e dalla Cooperativa di Roma “Archeologia” hanno portato alla definitiva identificazione con una basilica cristiana e dimostrato che l’edificio già esisteva nella seconda metà del IV secolo d.C., per la presenza di un’iscrizione damasiana. Le indagini hanno inoltre mostrato forti discrepanze con le ricostruzioni eseguite nel secolo scorso da R. Lanciani a proposito degli edifici annessi al cosiddetto Xenodochio e della viabilità. La basilica fu utilizzata per tutto l’alto Medioevo, con numerosi restauri e rinnovamenti della decorazione pittorica e scultorea. Il suo abbandono sembra attribuibile al X-XI secolo. 

Dopo il sacco di Alarico (408 d.C.) la città mostrò una certa ripresa e appena una generazione più tardi, intorno al 425 d.C., fu costruito uno dei più grandiosi monumenti pubblici di Porto: la “porticus Placidiana” commemorante Placidia, madre dell'imperatore Valentiniano III; si trattava di un colonnato che correva per 200 m lungo la banchina destra della Fossa Traianea. È questa l'ultima costruzione portuense a noi nota.

Nonostante l'attacco dei Vandali (455 d.C.), alla fine del V o agli inizi del VI secolo il porto, secondo Cassiodoro, era affollato di navi. Durante la guerra greco-gotica, nel 573 d.C., il condottiero goto Vitige attaccò e prese Porto, città tuttora ben difesa ed evidentemente vitale per chi volesse impadronirsi di Roma; Procopio, che narra l'episodio, descrive il traffico fluviale che ancora in quell'epoca si svolgeva normalmente fra il porto e Roma, mediante barche trainate controcorrente da buoi (De bello Goth., I 26, 10-12). La crisi definitiva, e l'insabbiamento del bacino, sopravvennero nell'VIII secolo d.C. Nel IX secolo Porto fu presa di mira dalle incursioni saracene, che la devastarono e saccheggiarono (846 d.C.); i pochi abitanti si rifugiarono probabilmente nell'Episcopio sulla riva destra.

Quest’ultimo, ricordato per la prima volta in un documento di donazione dell’anno 983 d.C. con il nome di rocca, ebbe inizialmente funzione di castrum, cioè di insediamento fortificato, cinto da mura difensive e dotato di rocca; alcune citazioni confermano che si trattasse di un castello, come risulta dalla bolla emessa da papa Benedetto VIII nel 1018 allo scopo di confermare alla Chiesa il possesso di alcuni beni nel territorio di Porto. La rocca medievale costituisce probabilmente il nucleo dell’odierno complesso e attorno ad essa si raccolse nel corso del XII secolo l’esigua popolazione rimasta nella zona. L’aspetto attuale è per lo più da attribuirsi all’opera di restauro voluta dal cardinale Fulvio Corneo. Nessuna testimonianza riguardante la dignità di sede episcopale di questo borgo medioevale si riscontra prima del XV secolo. Dai privilegi pontifici si evince la notizia della fortificazione dell’episcopio di Porto, coincidente con l’unificazione della diocesi di S. Rufina con quella di Porto sotto Callisto II.

L’episcopio, che in un privilegio pontificio sotto Bonifacio IX viene definito «Castrum Portus cum fortalitio seu Rocca Traiana», venne munito di un recinto merlato sotto Sisto IV. Alcune notizie sulla zona si ricavano infine ancora dai privilegi pontifici, quale quelli dell’anno 992 d.C. che menziona il “lago” di Porto e di un canale di collegamento con il Tevere oppure una notizia del 1118 che narra come papa Gelasio navigò la Fossa Traianea.

 

U. BROCCOLI, La difesa delle foci del Tevere e del litorale romano fra Medioevo e Rinascimento, in «Romana Gens» 1 (1984), pp. 24-29;

L. PANI ERMINI, L. BIANCHI, F. M. MARCHESINI, U. BROCCOLI, Il sistema fortificato tiberino e le sue infrastrutture nel Medioevo, in «Archeologia laziale» VII, 2, Quaderni di Archeologia Etrusco-Italica, 12, 2, 1986, pp. 218-228;

V. MANNUCCI, Osservazioni sulla cartografia portuense, in «Bollettino d’Arte» 41, 1987, pp. 71-86.

 

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