"Hire and fire... ovvero, "lavoratori in affitto".

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La disoccupazione al tempo dei romani non era un fenomeno irrilevante nella vita quotidiana.
Le sue proporzioni variavano a seconda del tempo, del luogo e della congiuntura economica, in particolare agli investimenti pubblici nel settore edilizio.
I salariati (mercenari, operarii) dovevano prevedere una disoccupazione transitoria: nei loro confronti il principio "ti assumo e poi ti licenzio" (hire and fire) era applicato con una naturalezza spietata, erano pagati a giornata e licenziati alla conclusione dei lavori.
In campagna si reclutavano lavoratori stagionali per il raccolto e la vendemmia (Columella., III 21,10)
(Lucio Giunio Moderato Columella (Gades, 4 – 70) è stato uno scrittore romano di agricoltura).
Un'impennata della disoccupazione fu causata dalla crisi agraria del II secolo a.C. e dalla fuga dalle campagne dei piccoli agricoltori impoveriti che affluirono in massa a Roma.
In età imperiale la vivace attività edilizia fu fonte di salario e pane per molti lavoratori.
(Ov., Ars am., III, 120 sgg.)
Vi sono tracce di una lotta programmatica alla disoccupazione da parte dello stato romano: la misura più importante fu la fondazione di colonie, in cui tutti i coloni, ricevevano un appezzamento di terra da coltivare.
Fu per prevenire la minacciosa perdita di posti di lavoro nella plebe romana, che Vespasiano rinunciò a un certo innovamento "tecnologico" nella edificazione dei templi.

Arte e mestieri - Necropoli di Porto
 

 

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